Il mondo della fisoterapia è spesso teatro di luoghi comuni duri a morire. A volte sono leggende metropolitane totalmente false, in altri casi abbiamo invece diagnosi fatte in casa o rimedi applicati “per sentito dire” che poco hanno di scientifico.
Vediamo dunque quali sono i cinque miti sulla fisioterapia più diffusi, da cosa derivano e qual è invece il modo corretto di approcciare la materia.

 

“MI SI È  ACCAVALLATO UN NERVO”

Una delle frasi che il terapista si sente ripetere più spesso dai pazienti è “mi si è accavallato un nervo”; naturalmente questo è proprio un luogo comune, un modo di dire popolare che non ha riscontri nella realtà. Nessun dolore ha come causa “l’accavallamento di un nervo”. I soggetti utilizzano queste parole per descrivere soprattutto un dolore muscolare o un crampo, cose che nulla hanno a che vedere (per fortuna) con un discorso nervoso.

 

GHIACCIO SI O GHIACCIO NO?

L’applicazione del ghiaccio è uno dei più semplici e efficaci metodi antiinfiammatori che ogni soggetto può mettere facilmente in pratica, naturalmente è importantissimo sapere quando giova e quando invece bisogna evitare.
L’utilizzo del ghiaccio ha lo scopo di ridurre l’infiammazione, permettere un importante effetto antalgico e determinare  vasocostrizione, quindi è consigliabile applicarlo nei dolori acuti, traumi recenti, forti infiammazioni, neuropatie ed edemi infiammatori.
Al contrario, si utilizzano fonti di calore quando si hanno dolori cronici, dolori muscolari, artrosi, rigidità articolare al fine di poter attivare la circolazione ed il metabolismo per rilassare e ridare elasticità ai muscoli. Vanno invece alternati entrambi i metodi quando si vuole agire su edemi venosi, linfedemi per favorire il riassorbimento e per dolori cronici, infiammazioni lievi e traumi in post-acuto.

 

STO A RIPOSO PER UNA TENDINOPATIA?

Le tendinopatie sono delle patologie infiammatorie che possono nascere a causa di un sovraccarico o squilibrio muscolare, questo porta la struttura tendinea a una sofferenza che se non risolta in tempo può tramutare in tendinite, poi in tendinosi e infine, nella peggiore delle situazioni, in lesione del tendine.
I pazienti maturano questi stadi infiammatori quando ignorano per molto tempo il dolore, persistono nell’attività che svolgono e fanno uso di farmaci per “spegnere il campanello d’allarme”. Di solito i dolori tendinei nascono subdoli, soprattutto “a freddo” (la mattina) e vengono percepiti meno “a caldo” (durante il movimento). Ciò avviene quando l’infiammazione è leggera, mentre invece negli stadi cronici c’è un’intensità molto altalenante, ma sempre presente.

In base allo stato infiammatorio vi è un comportamento diverso di fronte al lavoro o sport che si svolge, nei casi in cui abbiamo un infiammazione recente che non presenta dolori importanti è possibile continuare e gestire l’attività senza fermarsi ma utilizzando tutti i mezzi possibili (ghiaccio, allungamenti, terapie manuali o strumentali) per non far precipitare la situazione; nel caso in cui invece i dolori sono forti, oppure persistono nel tempo, è bene sospendere o ridurre al minimo quei gesti che possono aver portato la sofferenza tendinea.

 

MI FA MALE LA SCHIENA, METTO UNA SCARPA ALTA O UNA SCARPA BASSA?

Quando si manifesta dolore alla schiena è sempre bene far prendere coscienza al paziente di tutte quelle accortezze che si possono utilizzare per stare meglio, e una tra queste è la scelta della scarpa giusta. L’essere umano  è “nato scalzo per vivere scalzo”ma con l’evoluzione dei tempi in questo momento è possibile scegliere quel tipo di calzatura che può giovare la nostra salute.

È sempre sconsigliato (ci rivolgiamo soprattutto alle donne) utilizzare scarpe con il tacco soprattutto quando si hanno dolori alla schiena, questo perché può portare retrazioni muscolari e sofferenze della colonna, mentre invece per quanto riguarda gli altri tipi di calzature la scelta è prevalentemente soggettiva, una percentuale minore di pazienti (15-20 % circa)  giova dell’utilizzo di scarpe basse (gli altri usano scarpe da ginnastica a volte munite di tul’is plantari). È certo che una scarpa comoda, che non stringe, è l’ideale per evitare l’insorgenza di qualsiasi patologia del piede e non solo della colonna.

 

LO STRETCHING FA BENE?

Stretching è il termine utilizzato per descrivere quei esercizi utili per ridare o mantenere la normale lunghezza fisiologica dei muscoli. Sull’argomento esistono decine di correnti di pensiero.
L’età, la  costituzione corporea e il sesso sono caratteristiche importanti per capire il bisogno di “stretching” da parte del paziente; di solito l’anziano e l’uomo adulto tendono ad accumulare più retrazioni muscolari rispetto a una figura giovane o femminile.

Nello sportivo, invece, l’allungamento muscolare viene eseguito per prevenire infortuni ma con modalità differenti rispetto ai giorni più lontani o vicini alla competizione. Inoltre vengono strutturati dei programmi di esercizi diversi anche in base alla struttura corporea, ad esempio un corpo snello e longilineo ha un volume di lavoro differente rispetto ad un soggetto con baricentro basso e masse muscolari importanti.
Certo è che lo stretching fa molto bene sia per quelle persone che vivono una vita sedentaria, sia per quei soggetti che sollecitano molto il loro corpo durante il lavoro, ma non bisogna dimenticare che anche degli esercizi di mobilità e di rinforzo sono essenziali per prevenire e mantenere il benessere del corpo.