Colpo della strega: cosa fare subito e quanto dura davvero

Fisiosalus: Colpo della strega: sintomi e riabilitazione
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    Ti pieghi a raccogliere qualcosa e la schiena si blocca. Il dolore è violento, muoversi diventa quasi impossibile, e la prima paura è di essersi rotti qualcosa. Nella grandissima parte dei casi non è così. Ma la storia che si sente di solito, “in due giorni passa”, non corrisponde a quello che dicono i dati.

    Che cos’è

    Il colpo della strega è il nome popolare della lombalgia acuta: un dolore improvviso e intenso nella parte bassa della schiena, con contrattura dei muscoli che bloccano il movimento. Il blocco non è il danno, è la difesa: i muscoli si irrigidiscono per proteggere la zona, e quella rigidità è la parte che fa più paura.

    Nella maggior parte dei casi non si trova una causa strutturale precisa, e per questo si parla di lombalgia aspecifica. Non vuol dire che il dolore non sia reale: vuol dire che non dipende da una lesione identificabile con un esame.

    Come si riconosce

    • Dolore improvviso, spesso durante un movimento banale: piegarsi, girarsi, sollevare un peso da fermo, a volte solo starnutire.
    • La schiena si blocca e diventa difficile raddrizzarsi. Alcuni restano piegati da un lato.
    • Il dolore resta nella zona lombare, al massimo si estende ai glutei o alla parte alta della coscia.
    • Cambiare posizione lo scatena: alzarsi da seduti, girarsi nel letto, mettersi le scarpe.

    Se il dolore scende sotto il ginocchio, con formicolio o perdita di forza, non è più solo un colpo della strega: è coinvolta una radice nervosa. Quel quadro è descritto nella pagina sul nervo sciatico infiammato.

    Quanto dura davvero

    Qui c’è il dato che cambia le aspettative, e che di solito non si legge.

    Una revisione sistematica con metanalisi pubblicata sul Canadian Medical Association Journal nel 2024 ha raccolto 95 studi e quasi diciottomila persone. Per chi ha una lombalgia acuta, il dolore medio passa da 56 su cento all’inizio a 26 dopo sei settimane. Poi però la curva si appiattisce: 22 a sei mesi, 21 a un anno.

    Due conclusioni pratiche.

    1. Il miglioramento è rapido, ma non è una guarigione completa

      Gli autori scrivono esplicitamente che l’idea per cui un nuovo episodio si risolve in due settimane va rivista. La maggior parte migliora presto, ma molti restano con un fastidio di fondo. Sapere che è normale evita di interpretarlo come un segno di gravità.

    2. Le ricadute sono la regola, non l’eccezione

      Gli stessi autori indicano di informare le persone sulla probabilità che il dolore torni. Non è un fallimento del trattamento: è il decorso tipico di questo disturbo.

    C’è anche un’indicazione precisa sui tempi: se dopo dodici settimane il quadro non si è mosso, serve una rivalutazione, perché chi recupera lentamente è il gruppo che beneficia di più di un cambio di strategia.

    Cosa fare nelle prime ore

    • Non metterti a letto. È la cosa che viene più spontanea ed è quella che allunga i tempi. Il riposo a letto prolungato aumenta rigidità, paura di muoversi e debolezza.
    • Muoviti nei limiti del dolore. Camminare poco e spesso è meglio che stare fermi a lungo. Cambiare posizione ogni venti o trenta minuti aiuta più di qualunque posizione “giusta”.
    • Il calore aiuta la contrattura, e nelle prime ore è di solito più efficace del ghiaccio.
    • Trova una posizione di scarico per i momenti peggiori: supino con le gambe piegate e i polpacci appoggiati, oppure sul fianco con un cuscino fra le ginocchia.
    • Sui farmaci decide il medico. Le linee guida considerano gli antinfiammatori per bocca, alla dose minima efficace e per il tempo più breve possibile, e indicano di non usare il paracetamolo da solo per la lombalgia.

    Cosa le linee guida dicono di non fare

    NICE, il riferimento britannico usato anche fuori dal Regno Unito, è esplicita su alcune cose che continuano a essere proposte.

    • Niente busti e corsetti per la lombalgia con o senza sciatica.
    • Niente trazione vertebrale.
    • Niente plantari prescritti per questo motivo, né scarpe a suola basculante.
    • Niente infiltrazioni spinali per il mal di schiena.
    • Niente radiografia o risonanza di routine fuori da un contesto specialistico. Servono quando il risultato cambia davvero le decisioni, non per dare un nome al dolore.
    • Niente oppioidi di routine nella fase acuta, e mai nella lombalgia cronica.

    Sulla terapia manuale l’indicazione è più sfumata e vale la pena capirla: manipolazioni, mobilizzazioni e massaggio sono da considerare come parte di un percorso che comprende esercizio, non come terapia unica. Da sole danno sollievo che non dura.

    Quando non aspettare

    Vai in pronto soccorso se al mal di schiena si aggiunge, da poco:

    • difficoltà a urinare o a trattenere urina e feci;
    • sensibilità alterata nella zona fra le gambe, attorno all’ano o ai genitali;
    • debolezza alle gambe che peggiora, soprattutto se riguarda entrambe.

    Chiedi una valutazione medica senza rimandare in presenza di febbre, calo di peso non spiegato, un trauma importante recente, una storia di tumore, oppure se il dolore non cambia mai con la posizione e non dà tregua di notte.

    Perché torna, e come ridurre il rischio

    Il colpo della strega raramente nasce dal gesto che lo ha scatenato. Quel gesto è l’ultimo di una serie: settimane passate seduti, poca attività, muscoli del tronco che non reggono il carico richiesto. Il piegarsi a raccogliere una penna è l’occasione, non la causa.

    Per questo la parte che riduce le ricadute non è quella che si fa durante l’episodio, ma quella che si fa dopo: attività fisica regolare e un lavoro di forza su tronco e arti inferiori. Le linee guida valutano fin dal primo contatto quanto è probabile che un episodio si risolva da solo, con strumenti come il questionario STarT Back, proprio per decidere chi ha bisogno di un percorso strutturato e chi no.

    Domande frequenti

    Quanto dura il colpo della strega?

    Il dolore più acuto si attenua in genere entro pochi giorni e il miglioramento più grande arriva nelle prime sei settimane. I dati però mostrano che dopo quel punto la curva si appiattisce e un fastidio di fondo può restare a lungo. Se a tre mesi la situazione è ferma, serve rivalutare invece di aspettare ancora.

    Devo stare a letto?

    No. Il riposo a letto prolungato è una delle poche cose che peggiorano il decorso: aumenta rigidità, paura del movimento e perdita di forza. L’indicazione è restare attivi nei limiti in cui il dolore lo consente, cambiando posizione spesso.

    Caldo o ghiaccio?

    Di solito il caldo, perché nella lombalgia acuta la contrattura muscolare è la componente dominante e il calore la riduce. Il ghiaccio può dare sollievo nelle primissime ore, soprattutto se c’è stato un trauma. Nessuno dei due accorcia i tempi: servono a stare meglio mentre ci si muove.

    Serve la radiografia o la risonanza?

    Di norma no. Le linee guida indicano di non offrire esami per immagini di routine, perché al primo episodio mostrano quasi sempre alterazioni legate all’età che si trovano anche in chi non ha alcun dolore. Diventano utili in presenza dei segnali d’allarme o quando il dolore non risponde al trattamento.

    Perché mi è venuto piegandomi a raccogliere una cosa da terra?

    Perché quel gesto è l’occasione, non la causa. Il carico si accumula nelle settimane precedenti, fra sedentarietà e muscoli che non reggono più quello che gli viene chiesto. Un movimento banale diventa la goccia. È anche il motivo per cui lavorare solo sull’episodio non basta a evitare che torni.

    Il colpo della strega torna?

    Spesso sì, e le linee guida suggeriscono di dirlo chiaramente invece di lasciarlo scoprire. Una ricaduta non significa che il trattamento non ha funzionato né che c’è qualcosa di grave: è il decorso tipico di questo disturbo. Quello che riduce la frequenza è l’attività regolare fra un episodio e l’altro.

    Il busto aiuta?

    Le linee guida indicano di non usare busti e corsetti per la lombalgia. Danno la sensazione di sostegno nell’immediato, ma tenere ferma una zona che ha bisogno di muoversi indebolisce i muscoli che dovrebbero fare quel lavoro.

    Fonti

    • Wallwork S, Braithwaite F, O’Keeffe M et al. The clinical course of acute, subacute and persistent low back pain: a systematic review and meta-analysis. Canadian Medical Association Journal, 2024; 196(2): E29. DOI 10.1503/cmaj.230542. Novantacinque studi, 17.974 partecipanti: punteggio medio del dolore nella lombalgia acuta da 56 al basale a 26 a sei settimane, 22 a ventisei settimane, 21 a un anno. cmaj.ca
    • National Institute for Health and Care Excellence. Low back pain and sciatica in over 16s: assessment and management, NICE guideline NG59, aggiornata il 29 luglio 2026. Autogestione e attività (1.2.1), esercizio (1.2.2), busti e plantari (1.2.3 a 1.2.5), trazione (1.2.6), terapia manuale dentro un programma di esercizio (1.2.7), diagnostica per immagini (1.1.4), farmaci (1.2.22 a 1.2.28), stratificazione del rischio (1.1.2). nice.org.uk

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