Incontinenza urinaria femminile: cause, sintomi e trattamenti efficaci

Trattamento specializzato per incontinenza urinaria femminile presso FisioSalus: riabilitazione efficace e personalizzata

Indice

L’incontinenza urinaria è la perdita involontaria di urina. Non è una conseguenza inevitabile dell’età o della maternità, e nella maggior parte dei casi migliora o si risolve con un trattamento conservativo, senza arrivare alla chirurgia.

È anche un disturbo ampiamente sottostimato: molte donne non ne parlano al proprio medico per imbarazzo, e convivono per anni con una limitazione che sarebbe trattabile. Una revisione della letteratura pubblicata su Epidemiologia&Prevenzione stima che l’incontinenza da urgenza interessi circa un quinto delle donne fra i 40 e i 65 anni, con un impatto documentato su vita sociale, lavorativa e relazionale.

I tre tipi di incontinenza urinaria

La distinzione non è accademica: il tipo determina il trattamento. Le definizioni seguenti sono quelle standardizzate dall’International Continence Society (ICS).

Incontinenza da sforzo

La perdita avviene durante uno sforzo fisico: tosse, starnuto, risata, sollevamento di un peso, corsa. Non è preceduta dallo stimolo di urinare. Dipende da un difetto del meccanismo di chiusura uretrale, spesso legato a un indebolimento del supporto muscolare del pavimento pelvico.

Incontinenza da urgenza

La perdita è accompagnata o immediatamente preceduta da uno stimolo improvviso e non rimandabile. Rientra nel quadro della vescica iperattiva. Può manifestarsi anche con piccole quantità di urina in vescica, e tipicamente si associa a un aumento della frequenza delle minzioni, anche notturne.

Incontinenza mista

Coesistono entrambe. È il quadro più frequente dopo i 50 anni. Le linee guida indicano di indirizzare il trattamento verso il sintomo predominante, quello che la donna riferisce come più disturbante.

Perché si sviluppa

Il pavimento pelvico è un sistema di muscoli e tessuto connettivo che sostiene vescica, utero e retto e contribuisce alla continenza. Quando la sua funzione si riduce, il meccanismo di chiusura diventa meno efficace.

I fattori che incidono più frequentemente:

  • Gravidanza e parto: il peso sostenuto durante la gestazione e il passaggio del bambino nel canale del parto sollecitano muscoli e strutture nervose del perineo.
  • Menopausa: la riduzione degli estrogeni modifica il trofismo dei tessuti uretrali e vaginali.
  • Peso corporeo: l’aumento della pressione addominale grava sul pavimento pelvico. Le linee guida NICE raccomandano esplicitamente la riduzione del peso alle donne con incontinenza e indice di massa corporea superiore a 30.
  • Stitichezza cronica e tosse persistente: sollecitazioni ripetute nel tempo.
  • Chirurgia pelvica precedente e alcune condizioni neurologiche.
  • Attività a elevato impatto praticate senza un adeguato condizionamento del pavimento pelvico.

L’età aumenta la probabilità, ma non è di per sé una causa: l’incontinenza non va considerata una condizione normale dell’invecchiamento.

Come si valuta

Le linee guida NICE indicano un percorso preciso in prima valutazione.

  1. Classificazione del tipo: da sforzo, da urgenza o mista. Il trattamento iniziale si imposta su questa base.
  2. Esame delle urine con stick: raccomandato in tutte le donne che presentano incontinenza, per individuare sangue, glucosio, proteine, leucociti e nitriti. Serve a escludere un’infezione o altre condizioni che richiedono un percorso diverso.
  3. Valutazione della contrazione del pavimento pelvico: con esame digitale, da eseguire prima di avviare un programma di riabilitazione. Non tutte le donne riescono a contrarre correttamente questi muscoli, e alcune li contraggono al contrario: partire senza averlo verificato significa allenare un gesto sbagliato.
  4. Diario minzionale: la registrazione per alcuni giorni di quantità bevute, minzioni e perdite. È lo strumento che rende oggettivo un sintomo altrimenti difficile da quantificare.

Le linee guida precisano anche che il pad test (test del pannolino) non va usato di routine nella valutazione iniziale, e che l’esame urodinamico non è necessario prima di un primo intervento chirurgico nei quadri di incontinenza da sforzo o mista a predominanza da sforzo.

Il trattamento di prima scelta

Riabilitazione del pavimento pelvico

Per l’incontinenza da sforzo e mista, le linee guida NICE raccomandano come trattamento di prima linea un programma supervisionato di esercizi del pavimento pelvico della durata di almeno 3 mesi, prima di considerare farmaci o chirurgia.

Il programma deve comprendere almeno 8 contrazioni, ripetute 3 volte al giorno, e va adattato alla capacità contrattile della singola donna.

La parola che conta è supervisionato. La supervisione serve a verificare che la contrazione e il rilasciamento avvengano correttamente, e a calibrare il programma sulla persona: è la differenza fra un esercizio efficace e una serie di ripetizioni che non ingaggiano il muscolo giusto.

Quanto funziona davvero

È uno dei pochi trattamenti riabilitativi con un’evidenza di qualità elevata. Una revisione sistematica Cochrane che ha analizzato 31 studi su 1.817 donne in 14 Paesi ha rilevato che, nell’incontinenza da sforzo, le donne che seguivano un programma di esercizi avevano una probabilità di guarigione otto volte superiore rispetto a chi non riceveva trattamento: 56% contro 6%.

Considerando tutti i tipi di incontinenza, la probabilità di guarigione risultava cinque volte superiore (35% contro 6%).

Rieducazione vescicale

Per l’incontinenza da urgenza e mista, le linee guida raccomandano come primo intervento un programma di rieducazione vescicale di almeno 6 settimane: una progressiva dilazione dello stimolo, per ampliare l’intervallo fra le minzioni e ridurre l’urgenza.

Interventi sullo stile di vita

  • Riduzione della caffeina, raccomandata nelle donne con vescica iperattiva.
  • Modifica dell’apporto di liquidi quando risulta eccessivo o insufficiente, e non una riduzione indiscriminata indiscriminata: ridurre a caso può peggiorare l’irritazione vescicale.
  • Riduzione del peso in presenza di un indice di massa corporea superiore a 30.

Cosa le linee guida sconsigliano

Vale la pena dirlo, perché alcune pratiche sono diffuse più di quanto l’evidenza giustifichi.

  • Biofeedback ed elettrostimolazione non vanno usati di routine, né come parte standard del programma né in aggiunta agli esercizi. Sono indicati in un caso specifico: quando la donna non riesce a contrarre attivamente il pavimento pelvico, per aiutarla a percepire il movimento e a mantenere l’aderenza al percorso.
  • La terapia ormonale sistemica non va usata per trattare l’incontinenza urinaria. L’estrogeno per via vaginale è invece indicato nelle donne con sintomi di vescica iperattiva associati ai segni della menopausa.
  • La duloxetina non è un trattamento di prima linea per l’incontinenza da sforzo, e non va offerta di routine nemmeno come seconda scelta.

Quando rivolgersi subito a uno specialista

Le linee guida individuano situazioni in cui la valutazione specialistica va anticipata rispetto al percorso riabilitativo:

  • dolore vescicale o uretrale persistente;
  • presenza di sangue nelle urine, oppure infezioni urinarie ricorrenti o persistenti senza spiegazione;
  • vescica palpabile dopo la minzione;
  • difficoltà a svuotare la vescica;
  • incontinenza fecale associata;
  • sospetta malattia neurologica;
  • masse pelviche;
  • precedenti interventi per incontinenza, chirurgia oncologica pelvica o radioterapia pelvica.

In presenza di sangue nelle urine il percorso da seguire è quello per il sospetto tumore delle vie urinarie.

Il percorso al Centro Fisiosalus

Il centro esegue la riabilitazione del pavimento pelvico a Perugia, con valutazione iniziale della capacità contrattile e programma personalizzato, e dispone nella stessa struttura della consulenza ginecologica, dell’urologia e della diagnostica ecografica, quando l’inquadramento lo richiede.

Approfondimenti utili: dieci consigli per un pavimento pelvico sano · i dieci falsi miti sul pavimento pelvico · benefici e tecniche della riabilitazione

Domande frequenti

L’incontinenza urinaria si può guarire?

In molti casi sì. Nella revisione Cochrane sull’incontinenza da sforzo, il 56% delle donne che seguivano un programma di esercizi del pavimento pelvico riferiva la guarigione, contro il 6% di chi non riceveva trattamento. Il risultato dipende dal tipo di incontinenza, dalla costanza e dalla correttezza dell’esecuzione: per questo le linee guida insistono sulla supervisione.

Quanto tempo serve per vedere risultati?

Le linee guida NICE indicano un programma di almeno tre mesi prima di valutarne l’esito e considerare altre opzioni. I primi miglioramenti possono comparire prima, ma il periodo di prova è quello: interrompere dopo poche settimane significa non aver testato il trattamento.

Gli esercizi di Kegel bastano da soli?

Non sempre, e non per tutte. Le linee guida raccomandano di verificare con un esame digitale che la donna sappia contrarre correttamente il pavimento pelvico prima di avviare il programma. Una parte delle donne esegue il movimento in modo scorretto, talvolta spingendo invece di contrarre: in quel caso ripetere l’esercizio non porta benefici e può risultare controproducente.

Serve il biofeedback o l’elettrostimolazione?

Non di routine. Le linee guida NICE sconsigliano l’uso sistematico di entrambi, sia come parte standard del programma sia in associazione agli esercizi. Restano indicati per le donne che non riescono a contrarre attivamente il pavimento pelvico, come supporto alla percezione del movimento.

L’incontinenza dopo il parto si risolve da sola?

Può migliorare spontaneamente nei mesi successivi, ma non sempre, e la persistenza oltre il post partum merita una valutazione. Il percorso riabilitativo è lo stesso raccomandato negli altri casi ed è tanto più efficace quanto prima viene impostato.

La menopausa peggiora l’incontinenza?

La riduzione degli estrogeni modifica il trofismo dei tessuti e può accentuare i sintomi. Le linee guida indicano l’estrogeno per via vaginale nelle donne con sintomi di vescica iperattiva associati alla menopausa, mentre escludono la terapia ormonale sistemica come trattamento dell’incontinenza.

Quando devo preoccuparmi e rivolgermi subito al medico?

In presenza di sangue nelle urine, dolore vescicale persistente, infezioni urinarie ricorrenti senza spiegazione, difficoltà a svuotare la vescica o incontinenza fecale associata. In questi casi la valutazione specialistica va anticipata rispetto al percorso riabilitativo.

Fonti

  • National Institute for Health and Care Excellence. Urinary incontinence and pelvic organ prolapse in women: management (NG123), 2019, con aggiornamenti successivi. Raccomandazioni 1.3.1, 1.3.4, 1.3.5, 1.3.14, 1.3.20, 1.3.21, 1.4.1-1.4.5, 1.4.8-1.4.11, 1.4.35-1.4.37. nice.org.uk/guidance/ng123
  • Dumoulin C, Cacciari LP, Hay-Smith EJC. Pelvic floor muscle training versus no treatment, or inactive control treatments, for urinary incontinence in women. Cochrane Database of Systematic Reviews 2018, Issue 10, art. n. CD005654. Ricerca degli studi aggiornata al 12 febbraio 2018; 31 studi randomizzati su 1.817 donne in 14 Paesi. cochrane.org
  • International Continence Society. Terminologia standardizzata per l’incontinenza urinaria da sforzo, da urgenza e mista. ics.org
  • Lai M, Trapani S, Villa G, Rosa D, Bagnato E, Manara DF. Incontinenza urinaria da urgenza nelle donne tra i 40 e 65 anni di età: prevalenza, qualità di vita, impatto sociale e costi. Epidemiologia&Prevenzione. epiprev.it

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