Oggi parliamo delle possibili strategie da adottare per risolvere il dolore provocato dalle lesioni a carico dei tendini della cuffia dei rotatori.
Facciamo presente che non tutte le persone con lesioni a carico dei tendini della cuffia dei rotatori percepiscono dolore o riscontrano una limitazione funzionale.

 

ALL’ORIGINE DEL DOLORE

Di solito però, chi avverte dolore sperimenta una o più situazioni di questo tipo:

  • dolore che si manifesta quando si compiono movimenti attivi (pettinarsi, vestirsi, prendere un oggetto in alto)
  • dolore alla spalla, sia a riposo che durante le ore notturne (impedisce di dormire bene)
  • progressiva riduzione dell’ampiezza dei movimenti (rende complicate molte attività quotidiane)

La domanda più importante da farsi è: quale soluzione per le lesioni della cuffia dei rotatori?
Meglio la chirurgia o un trattamento conservativo? Un piccolo passo indietro ci aiuta a capire meglio.

Azioni quotidiane all’apparenza semplici possono provocare dolore perché favoriscono la compressione o l’allungamento dei tendini lesionati. La spalla compie più movimenti di elevazione, abduzione e rotazione interna e esterna. È formata da varie componenti e quella che ne determina la stabilità attiva è una vera e propria cuffia (da qui il nome “cuffia dei rotatori”) ed è formata da questi tendini: sovraspinoso, sottoscapolare, sottospinoso, piccolo rotondo. Durante la contrazione, muscoli e tendinimantengono la testa dell’omero compressa e centrata contro la glena (superficie articolare della scapola).

 

QUALI SONO LE CAUSE DELLA LESIONE?

Evento traumatico o degenerazione progressiva: sono queste le due cause alla base di tutto.
L’evento traumatico comprende un trauma diretto dovuto a una caduta accidentale o a un grande urto subìto. La degenerazione progressiva ha invece a che fare con la graduale perdita di qualità del tessuto tendineo (situazione rara sotto i 40 anni di età, fatta eccezione per alcuni tipi di atleti, che nonostante la giovane età possono manifestano attriti  tra capi ossei e tendine dovuti allo stress di una particolare attività sportiva.

C’è da chiedersi: perché fra tutti i tendini quelli della cuffia dei rotatori manifestano una maggior percentuale di lesione? Gli studiosi hanno fornito varie spiegazioni. La causa potrebbe risiedere nel progressivo invecchiamento dei tessuti, nei movimenti ripetitivi quotidiani o nell’esistenza di una zona critica poco vascolarizzata del tendine (il sovraspinoso è il tendine maggiormente interessato in questo caso).

Tale usura riguarda più che altro le persone che possono presentare un alterato equilibrio dei muscoli stabilizzatori della spalla e che effettuano movimenti a “rischio” tra i 60° e i 120° di elevazione.

 

INTERVENIRE PER VIA CHIRURGICA

Al giorno d’oggi si consiglia un trattamento chirurgico nei pazienti di età inferiore ai 65 anni. Per chi è più avanti con gli anni è invece consigliato il trattamento conservativo. Soltanto alcune lesioni della cuffia dei rotatori sono chirurgiche e scoprire da un’ecografia o da una risonanza magnetica la rottura tendinea non equivale necessariamente a doversi sottoporre a un intervento.

Per prima cosa è di fondamentale importanza conoscere il paziente (età, stile di vita, sport, lavoro) tramite accurata anamnesi. Per le lesioni parziali (quando il tendine presenta la rottura soltanto di uno strato e non di tutte le fibre) si consiglia  un trattamento conservativo e si interviene per via chirurgica solo in caso di dolore persistente o impotenza funzionale.

Le lesioni a tutto spessore del tendine, se non risultano troppo estese e se sottoposte a un adeguato trattamento fisioterapico, possono dare disturbi marginali o addirittura diventare asintomatiche, lasciando una funzionalità più che soddisfacente. Queste lesioni però, se non adeguatamente trattate (vanno corretti i fattori biomeccanici che le hanno determinate), possono progredire fino a diventare massive.

L’evoluzione è una possibilità concreta in presenza di un paziente giovane (under 65), di un paziente che presenta dolore refrattario al trattamento fisioterapico o di un paziente che effettua lavori pesanti. Perciò è importante rivolgersi a un ortopedico specialista della spalla per l’eventuale indicazione chirurgica. La soluzione chirurgica prevede una sutura tendinea effettuata in artroscopia a cui si associa un debridment e/o un acromioplastica.

 

IL TRATTAMENTO CONSERVATIVO

Il trattamento conservativo prevede un breve periodo di riposo per ridurre dolore e infiammazione. Durante il periodo di riposo sono molto utili le terapie fisiche come la laser terapia ad alta potenza  o la tecar terapia.
In un secondo momento sarà indispensabile proseguire il trattamento con tecniche di terapia manuale ed esercizi attivi e di rinforzo muscolare. La piscina riabilitativa è un ottimo alleato: il paziente in acqua può eseguire movimenti di maggior ampiezza e con minor dolore rispetto ai movimenti eseguiti a secco (si raccomanda sempre la supervisione di un fisioterapista).

A seconda della sede della lesione si rinforzeranno maggiormente alcuni gruppi muscolari rispetto ad altri. All’inizio si consigliano esercizi semplici e con bassi carichi; poi si procede ad aumentare gradualmente sia l’intensità del carico che la complessitàà dell’esercizio, associando esercizi di propriocezione (finalizzati a migliorare il controllo e la consapevolezza del proprio corpo nello spazio).

 

COSA FARE SE IL TRATTAMENTO CONSERVATIVO NON FUNZIONA? 

Il trattamento conservativo riveste quindi un ruolo molto importante nel trattamento delle lesioni di cuffia. La soluzione chirurgica rimane l’unica possibile solo se il paziente non raggiunge risultati soddisfacenti dopo 4-6 mesi. Se la scelta è orientata verso la soluzione chirurgica è comunque sempre consigliabile eseguire un trattamento pre-operatorio, di modo che il paziente arrivi nelle migliori condizioni possibili all’intervento e sia agevolato per la successiva riabilitazione.

Se è stato eseguito l‘intervento di riparazione, totale o parziale, è previsto un periodo di protezione, in cui verrà utilizzato un tutore per agevolare la fase di cicatrizzazione dei tessuti riparati. Periodo che varia a seconda della gravità della lesione, della qualità dei tessuti e delle indicazioni chirurgiche. È molto importante che in questa fase il paziente venga stimolato ad attivare la muscolatura dell’arto non operato in modo da accelerare la guarigione e ridurre il dolore post-chirurgico.

Secondo studi scientifici recenti, mantenere il corpo attivo dopo un intervento o un trauma abbassa lo stress, diminuisce la paura del movimento e migliora la motivazione del paziente. Terminato il periodo di protezione si procede con una progressiva mobilizzazione passiva della spalla in tutti i piani dello spazio, rispettando le suture.

Fisiosalus propone una valutazione approfondita e indicazioni terapeutico-riabilitative personalizzate per coloro che sospettano lesioni a carico della cuffia dei rotatori. La nostra equipe di specialisti è a disposizione per un consulto approfondito e personalizzato.