Laserterapia: quanto dolore toglie davvero, secondo gli studi

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    La laserterapia è fra le terapie fisiche più usate in fisioterapia e fra quelle su cui si dicono più cose senza numeri. Qui ci sono i numeri: quanto riduce il dolore negli studi, su cosa funziona meglio, e soprattutto cosa non è.

    Come funziona

    Il laser usato in fisioterapia emette luce a lunghezze d’onda che penetrano nei tessuti e vengono assorbite dalle cellule. Il nome tecnico del fenomeno è fotobiomodulazione: l’energia luminosa viene assorbita dai mitocondri, le centrali energetiche della cellula, e da lì partono effetti sul metabolismo cellulare, sulla microcircolazione locale e sulla trasmissione del dolore.

    Non è calore. I laser ad alta potenza producono anche un effetto termico, ma il meccanismo su cui si basa la terapia è quello fotochimico, non il riscaldamento.

    Quanto riduce il dolore, secondo gli studi

    Una revisione sistematica ha raccolto gli studi clinici sulla fotobiomodulazione nel dolore muscoloscheletrico pubblicati fra il 2000 e il 2025, arrivando a 53 studi e circa 2.800 persone.

    Nel trattamento di artrosi del ginocchio, tendinopatie, lombalgia e dolore dopo un intervento, la laserterapia riduce il dolore medio riferito dalle persone di circa il 32%, con valori fra il 28 e il 40% a seconda dello studio.

    È una riduzione reale e misurabile. Non è una guarigione, ed è importante che il numero sia chiaro prima di iniziare: chi si aspetta che il dolore sparisca resta deluso, chi si aspetta di stare circa un terzo meglio di solito ritrova quello che gli è stato detto.

    Sulla lombalgia esiste anche una revisione Cochrane: il laser risulta più efficace del laser finto nel ridurre il dolore nel breve termine, entro i tre mesi, e a sei mesi, ma l’entità della riduzione è piccola e i protocolli usati negli studi erano molto diversi fra loro.

    Su cosa si usa

    • Tendinopatie: spalla, gomito, tendine d’Achille, fascia plantare.
    • Artrosi, in particolare del ginocchio.
    • Lombalgia e cervicalgia, come supporto nelle fasi in cui il dolore limita il movimento.
    • Dopo un intervento, per il controllo del dolore nelle prime fasi.
    • Contratture e dolore muscolare localizzato.

    Il punto che cambia il risultato

    Su questo tutte le revisioni concordano, e non riguarda il laser: le terapie fisiche riducono il dolore, l’esercizio cambia il decorso.

    La laserterapia è utile per la finestra in cui il dolore impedisce di muoversi e di iniziare un programma. Serve ad aprire quella porta. Se però il percorso finisce lì, quando la serie di sedute si esaurisce il problema tende a tornare, perché non è stata modificata la causa: la capacità del tessuto di sopportare il carico.

    Due cose che vale la pena sapere prima di iniziare.

    I protocolli non sono standardizzati. Negli studi cambiano lunghezza d’onda, potenza, energia totale e numero di sedute, ed è una delle ragioni per cui i risultati variano. Un ciclo di laserterapia non è una cosa sola.

    Ci sono situazioni in cui non si fa: sopra un tumore noto o sospetto, sull’addome in gravidanza, direttamente sugli occhi, su zone con infezione in atto, e va valutata con attenzione in chi assume farmaci che aumentano la sensibilità alla luce. La valutazione è del professionista.

    Laser, onde d’urto, tecar, ultrasuoni

    Sono strumenti diversi con indicazioni diverse, e la scelta non dipende da quale sia “il migliore”.

    • Le onde d’urto hanno le prove più solide nelle tendinopatie croniche e nelle calcificazioni.
    • La tecar lavora sul riscaldamento profondo ed è usata su contratture e rigidità.
    • Il laser ha il vantaggio di essere ben tollerato anche in fase acuta e su zone superficiali.
    • Gli ultrasuoni sono lo strumento con le prove più deboli: nelle tendinopatie della cuffia dei rotatori non hanno mostrato vantaggi rispetto a un trattamento finto, né hanno aggiunto qualcosa all’esercizio da solo.

    Domande frequenti

    La laserterapia fa male?

    No. Si avverte al massimo una sensazione di calore, più marcata con i laser ad alta potenza. Non serve anestesia e non c’è recupero dopo la seduta.

    Quante sedute servono?

    Dipende dal problema e dal tipo di apparecchio, e va detto che negli studi i protocolli variano molto. Il numero si stabilisce dopo la valutazione, e il criterio utile è la risposta: se dopo alcune sedute non è cambiato nulla, conviene rivedere l’impostazione invece di completare il ciclo per inerzia.

    Quanto dolore toglie?

    Negli studi raccolti la riduzione media del dolore riferito è intorno al 32%. È un miglioramento concreto ma parziale: la laserterapia riduce il dolore, non risolve la causa.

    Basta la laserterapia o serve anche altro?

    Da sola raramente basta. Le terapie fisiche agiscono sul sintomo e aprono la finestra in cui diventa possibile muoversi; è l’esercizio che modifica il decorso. Un percorso fatto solo di sedute passive tende a far tornare il problema quando finisce.

    Quando non si può fare?

    Non si esegue sopra un tumore noto o sospetto, sull’addome in gravidanza, direttamente sugli occhi e su zone con un’infezione in corso. Va valutata anche in chi assume farmaci che aumentano la sensibilità alla luce. È una decisione del professionista dopo la valutazione.

    Meglio il laser o le onde d’urto?

    Servono a cose diverse. Le onde d’urto hanno le prove migliori nelle tendinopatie croniche e sulle calcificazioni; il laser è meglio tollerato in fase acuta e su zone superficiali. La scelta dipende dal problema e dalla fase, non da una classifica.

    La laserterapia serve per l’artrosi?

    Fra le condizioni studiate c’è l’artrosi del ginocchio, dove rientra nella riduzione media del dolore osservata. Non rigenera la cartilagine e non modifica l’artrosi: agisce sul dolore, e per questo va inserita in un percorso che comprende il movimento.

    Fonti

    • Photobiomodulation therapy in musculoskeletal rehabilitation, mechanisms, clinical evidence, and integrated protocols: a systematic review. Sport Sciences for Health. Cinquantatré studi e circa 2.800 pazienti: riduzione media del dolore riferito del 32%, con intervallo fra 28 e 40%, in artrosi del ginocchio, tendinopatie, lombalgia e dolore postoperatorio. springer.com
    • Cochrane Database of Systematic Reviews. Low level laser therapy for low-back pain, CD005107. Effetto superiore al laser finto nel breve e medio termine, con entità della riduzione piccola e protocolli eterogenei. cochrane.org
    • Desmeules F et al. The efficacy of therapeutic ultrasound for rotator cuff tendinopathy: A systematic review and meta-analysis. Physical Therapy in Sport. Undici studi randomizzati: nessun vantaggio rispetto al trattamento finto o al solo consiglio, e nessun contributo aggiuntivo all’esercizio. sciencedirect.com

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