Introduzione

La spalla è un’articolazione chiave del nostro organismo, grazie alla quale possiamo effettuare i movimenti dell’arto superiore.

Ci serviamo di questa articolazione in moltissime attività giornaliere: quando laviamo i denti, quando ci asciughiamo i capelli con il fono, quando mettiamo apposto i piatti nel mobile sopra il lavandino, quando ci vestiamo e quando portiamo le mani al volante della macchina.

La spalla inoltre, è una delle articolazioni più trattate negli sport, soprattutto quelli che richiedono un reclutamento importante dell’arto superiore come: il tennis, la pallavolo, la pallanuoto, la pallacanestro, il pugilato, il portiere nel cacio, il tiro con l’arco e la ginnastica artistica.

Traumi importanti alla spalla possono incidere pesantemente nella qualità di vita della persona e nella carriera di un atleta professionale, per questo motivo è bene essere informati e farsi trattare dai migliori specialisti del campo.

 

Cenni anatomici e fisiologici della spalla

Per affrontare il tema delle lussazioni della spalla è necessario fare un quadro completo e riassuntivo delle caratteristiche anatomiche e fisiologiche di questa articolazione.

Dal punto di vista osseo, partecipano al movimento della spalla 4 elementi diversi:

  • La Testa omerale
  • La Scapola
  • La clavicola
  • Lo Sterno

Questi quattro reperi ossei si articolano fra loro in 5 articolazioni.

Quante sono le articolazioni della spalla?
Si parla di spalla come se fosse un’unica articolazione ma in realtà al suo interno comprende ben 5 articolazioni che si muovono in perfetta sinergia nonostante siano attivate da muscoli differenti.

Queste articolazioni sono:

  • gleno-omerale: tra la cavità glenoidea della scapola e la testa dell’omero;
  • acromion-clavicolare: tra il processo acromiale della scapola e l’estremità laterale della clavicola;
  • sterno clavicolare: tra sterno e margine mediale della clavicola;
  • scapolo toracica: riguarda il piano di scivolamento della scapola sulla gabbia toracica;
  • subdeltoidea: riguarda il piano di scorrimento del deltoide, sotto il quale si trova una borsa sierosa.

Di queste cinque articolazioni, le prime 3 che abbiamo elencate sono considerate “vere”, ossia con dei rapporti articolari tra due elementi ossei, mentre le ultime due sono dette “false” perché riguardano solo dei piani di scorrimento.

Quanti sono i muscoli che partecipano al movimento della spalla?
I muscoli che partecipano al movimento della spalla sono 17 e in base alle loro inserzioni anatomiche si possono distinguere in due gruppi muscolari differenti: i muscoli intrinseci che hanno entrambi le inserzioni nelle ossa che formano lo scheletro della spalla (omero, clavicola, scapola) e i muscoli estrinseci che hanno solo un’inserzione sullo scheletro della spalla.

Muscoli intrinseci:
Fanno parte di questo gruppo i muscoli:

  • M. Deltoide
  • M. Piccolo rotondo;
  • cuffia dei rotatori: si tratta di un’unità funzionale di quattro muscoli che dalla scapola si inseriscono sull’omero e con la loro azione stabilizzano la spalla, avvolgendo l’estremità omerale superiore come se fossero una vera e propria “cuffia”. Questi muscoli sono: il m. sovraspinato, il m. sottospinato, il. m. piccolo rotondo e il m. sottoscapolare.

Muscoli estrinseci:
I muscoli estrinseci sono molti, di questi te ne ricordiamo alcuni come:

  • Muscolo bicipite
  • Muscolo tricipite
  • Muscoli romboidi
  • Muscolo trapezio
  • Muscolo dentato anteriore
  • Muscolo gran pettorale
  • Muscolo piccolo pettorale
  • Muscolo succlavio
  • Muscolo sternocleidomastoideo
  • Muscolo elevatore della scapola

La stabilità della spalla

La spalla è un’articolazione caratterizzata da un’ampia capacità di movimento, proprio per questo motivo rientra nella classificazione delle enartrosi, ossia tutte quelle articolazioni che hanno la capacità di muoversi sui tre piani dello spazio.

Nella spalla stabile tutti i rapporti tra le strutture che la compongono come capsula, muscoli e legamenti sono in perfetto equilibrio.

Se questa grande mobilità della spalla ci permette di muovere in moltissime direzioni l’arto superiore, c’è anche da dire che espone l’articolazione a maggiori fattori di rischio, tra i quali le lussazioni di cui parliamo in questo articolo e che sono l’episodio più drastico della spalla instabile.

Ma cosa significa spalla instabile?
La spalla è definita “instabile” quando la testa dell’omero nel corso del movimento non rimane ben centrata all’interno della cavità glenoidea della scapola che la contiene in parte.

Tale condizione di instabilità articolare può essere generata da molti fattori, che possono coesistere nella stessa condizione.

Tra questi fattori ricordiamo:

  • una situazione di lassità del tessuto connettivo, e quindi dei tessuti periarticolari come i muscoli, la capsula e i legamenti
  • delle alterazioni nello sviluppo dei capi ossei,
  • un deficit del controllo motorio, ad una eccessiva elasticità o anche da tutti e tre i fattori. Questo elemento è il più comune, e presente in moltissime condizioni dolorose della spalla, poiché è alla base di qualsiasi disfunzione di movimento.
  • eventi traumatici nei quali le strutture deputate alla stabilità cedono, e vi è la fuoriuscita parziale o totale della testa dell’omero dalla sua normale sede articolare.

 

Il deficit di stabilità
Attenzione ci teniamo a sottolineare che in molti casi più che vera e propria instabilità sarebbe più corretto parlare di “deficit di stabilità”.
Ad ogni modo nei movimenti quotidiani, che sono quasi sempre controllati e non eccessivamente ampi, la spalla poco stabile può andare più facilmente incontro ad eventi di sublussazioni ripetute.

Cosa sono le sublussazioni?
Le sublussazioni sono eventi nei quali la testa dell’omero perde solo parzialmente contatto con la cavità glenoidea con cui si articola.

Normalmente le sublussazioni non sono dolorose e proprio per questo non vengono trattate.

Il problema è che se questa parziale perdita di contatto fra i capi articolari avviene ripetutamente, giorno dopo giorno si corre il rischio di allentare ulteriormente tutte le strutture che hanno il compito di stabilizzare l’articolazione gleno-omerale come la cuffia dei rotatori, la capsula, i legamenti e il cercine glenoideo.

Il problema non è solo meccanico ma anche, e probabilmente soprattutto, di controllo motorio.
Dunque portando avanti uno schema di movimento non positivo non si fa altro che rinforzarlo ed automatizzarlo sempre di più, al punto che diventa difficile per il nostro sistema nervoso centrale, attivare i muscoli con il giusto timing (cioè prima i muscoli stabilizzatori della cuffia e poi i muscoli dinamici).

In casi del genere è probabile che la spalla si lussi anche durante una semplice nuotata al mare a stile libero, o mentre stiamo sollevando dei pesi.

Abbiamo parlato di deficit di stabilità della spalla poiché è l’elemento che più di ogni altro può aumentare il rischio di lussazione e più di ogni altro può essere trattato, migliorato e curato, al punto da poter prevenire il più possibile eventi drastici come la lussazione, che oltre ad essere molto dolorosi possono produrre danni molto importanti alla struttura articolare.

 

Cosa significa “lussazione”?

La lussazione è la perdita totale del rapporto tra due o più capi articolari.

Nel caso di spalla si parla quasi sempre della lussazione dell’articolazione glenomeraletra omero e cavita glenoidea della scapola, è ben noto che, di tutte le lussazioni traumatiche, quella della spalla sia di gran lunga la più frequente, incidendo nelle varie statistiche delle lussazioni articolari per ben il 50% dei casi.

La ragione di questa importante incidenza sta nella particolare struttura anatomica dell’articolazione.

Le lussazioni di spalla avvengono quasi sempre anteriormente, cioè la testa omerale fuoriesce davanti, poiché è la zona più vulnerabile poiché protetta solo da tre piccoli legamenti.

Quali sono i sintomi più frequenti? Come trattare una lussazione della spalla a livello fisioterapico? Per scoprirlo clicca qui.

 

 

 

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