Nella fase acuta di una tendinopatia della cuffia il dolore impedisce tutto, compreso il movimento che servirebbe a uscirne. È lì che le terapie fisiche hanno un senso: aprono una finestra. Ma laser e ultrasuoni non hanno lo stesso sostegno negli studi, e vale la pena dirlo prima di iniziare un ciclo.
Cos’è la fase acuta
Si riconosce da tre cose insieme: dolore intenso e continuo sulla parte esterna del braccio, impossibilità di sollevarlo oltre una certa altezza, e dolore notturno che non fa dormire sul lato colpito. Il braccio si tiene istintivamente contro il corpo.
In questa fase l’obiettivo non è rinforzare: è ridurre il dolore abbastanza da poter recuperare il movimento, e da lì iniziare il lavoro che cambia davvero il decorso.
Cosa dicono gli studi, strumento per strumento
Laserterapia
Nelle revisioni sul dolore muscoloscheletrico la fotobiomodulazione riduce il dolore riferito di circa un terzo. È ben tollerata in fase acuta e su zone superficiali come i tendini della spalla. Effetto reale ma parziale.
Ultrasuoni
Qui il quadro è meno favorevole. Una revisione sistematica con metanalisi su undici studi randomizzati non ha trovato vantaggi rispetto a un trattamento finto o al solo consiglio, e non ha trovato alcun contributo aggiuntivo quando gli ultrasuoni vengono associati all’esercizio.
Onde d’urto
Sono lo strumento con le prove migliori nelle forme croniche e nelle calcificazioni, ma non sono la prima scelta nella fase acuta infiammata, dove sono spesso mal tollerate.
Su questa pagina si parla di strumenti che il centro utilizza, quindi conviene essere espliciti: gli ultrasuoni nella tendinopatia della cuffia non hanno mostrato benefici rispetto al placebo negli studi disponibili, che erano peraltro di qualità metodologica non elevata. Restano usati e ben tollerati, ma chi li propone come il trattamento risolutivo sta dicendo qualcosa che le prove non sostengono.
Quello che cambia il decorso
Tutte le revisioni recenti convergono su un punto: nel dolore di spalla correlato alla cuffia, l’esercizio progressivo contro resistenza è il trattamento di prima scelta, e i programmi studiati si misurano in almeno tre mesi.
Le terapie fisiche hanno un ruolo definito e limitato: ridurre il dolore nella fase in cui impedisce di iniziare. Un percorso fatto solo di sedute passive lascia le cose come stava quando il ciclo finisce.
Come si imposta la fase acuta
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Togliere quello che accende il dolore
Non riposo assoluto, ma evitare i gesti che scatenano il dolore acuto: sollevare di lato, portare la mano dietro la schiena, raggiungere in alto. Il braccio va comunque mosso nei limiti in cui non fa male.
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Controllare il dolore
Qui entrano le terapie fisiche e, se il medico lo ritiene, i farmaci. È una fase di passaggio, non il trattamento.
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Recuperare il movimento
Appena il dolore lo consente, mobilità passiva e poi attiva assistita, per non arrivare alla rigidità che complica tutto.
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Caricare progressivamente
La parte che conta. Si aumenta gradualmente la richiesta al tendine, accettando un fastidio tollerabile durante l’esercizio purché rientri nelle ore successive.
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Domande frequenti
Gli ultrasuoni funzionano per la tendinite alla spalla?
Le prove disponibili dicono di no: in una revisione su undici studi randomizzati non hanno mostrato vantaggi rispetto a un trattamento finto o al solo consiglio, e non hanno aggiunto nulla all’esercizio. Sono ben tollerati e vengono ancora usati, ma non sono il pezzo che risolve.
Il laser è più efficace degli ultrasuoni?
Ha un sostegno migliore negli studi sul dolore muscoloscheletrico, con una riduzione media del dolore intorno a un terzo. Resta comunque un intervento sul sintomo: apre la finestra in cui diventa possibile muoversi.
Quante sedute servono in fase acuta?
Poche, e con un obiettivo preciso: arrivare a poter muovere il braccio e iniziare gli esercizi. Se dopo alcune sedute il dolore non si è mosso, conviene rivalutare invece di completare il ciclo per inerzia.
Devo tenere il braccio fermo?
No, salvo indicazione dopo un trauma. L’immobilità porta rapidamente a rigidità e allunga i tempi. Si evitano i gesti che accendono il dolore acuto, non il movimento in generale.
Quanto dura la fase acuta?
In genere da alcuni giorni a due o tre settimane. Se il dolore intenso e continuo si prolunga oltre, o se non riesci a sollevare il braccio dopo un trauma, serve una rivalutazione.
Servono gli esercizi anche quando fa molto male?
Servono, ma diversi da quelli della fase successiva: movimento passivo e assistito per non perdere escursione, non rinforzo. Il carico si aggiunge quando il dolore lo consente.
Meglio aspettare che passi da solo?
Una parte dei casi migliora comunque, ma aspettando si rischia di arrivare alla rigidità, che è più difficile da recuperare del dolore. La valutazione serve anche a capire se si tratta di una tendinopatia o di qualcosa che richiede un percorso diverso, come una capsulite.
Fonti
- Desmeules F et al. The efficacy of therapeutic ultrasound for rotator cuff tendinopathy: A systematic review and meta-analysis. Physical Therapy in Sport. Undici studi randomizzati: nessun vantaggio rispetto al trattamento finto o al solo consiglio, nessun contributo aggiuntivo all’esercizio, qualità metodologica degli studi non elevata. sciencedirect.com
- Photobiomodulation therapy in musculoskeletal rehabilitation, mechanisms, clinical evidence, and integrated protocols: a systematic review. Sport Sciences for Health. Cinquantatré studi, circa 2.800 pazienti, riduzione media del dolore riferito del 32%. springer.com
- The Efficacy of Exercise Therapy for Rotator Cuff-Related Shoulder Pain According to the FITT Principle: A Systematic Review With Meta-analyses. Journal of Orthopaedic & Sports Physical Therapy, 2024. Esercizio progressivo come trattamento di prima scelta. jospt.org
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